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Parma capitale della cultura 2020

E dopo Mantova, Pistoia, Palermo e Matera, sarà Parma capitale della cultura nel 2020.

parma in una bella foto di Francesca Bocchia
parma in una bella foto di Francesca Bocchia

Sottoposta ad un anno di osservazione, insieme alle altre città candidate, si è imposta, all’interno di un ristretto gruppo di concorrenti eccellenti, per la sua capacità di valorizzare i beni culturali e paesaggistici e di valorizzare i servizi per i turisti.

Il titolo di capitale della cultura 2020 è un riconoscimento significativo per Parma.

Una città i cui primi insediamenti vengono datati all’età del bronzo, molti secoli prima di Cristo, e che sembra destinata ad essere vitale ed attraente ancora a lungo per più motivi.

Logistici ma anche psicologici.

Non è mai buona cosa generalizzare ma, con le dovute cautele, infatti si può affermare che i parmigiani hanno un animo aperto, incline alla relazione, allo scambio.

A conoscere ed a farsi conoscere.

Un’indole in grado di esaltare i piaceri della vita: il buon cibo, il buon vino, la convivialità.

L’amore per tutto ciò che nella vita è in grado di dare piacere.

Ma la cultura del buon vivere è solo un aspetto a corollario di una capacità di esprimersi nei più diversi ambiti.

Una città che ha sempre saputo coniugare la produzione della ricchezza ma come mezzo piuttosto che come fine.

Quale fondamento di una comunità coesa, orgogliosa e consapevole che il bello per essere realizzato ha bisogno di risorse.

Così come il buono, gastronomicamente parlando.

Ed i parmigiani, appunto, al bello ed al buono hanno sempre dedicato molta attenzione.

Ed è in questo l’humus nel quale le sensibilità artistiche di molti suoi cittadini hanno potuto fiorire ed esprimersi compiutamente nelle arti.

Nella pittura e, ancor più, nella musica.

Del resto a Parma, nel 962 è nata la prima università d’Italia.

Quindi la designazione a capitale della cultura altro non è che il prendere atto che, quanto oggi Parma è in grado di esprimere culturalmente, è la parte emergente di un giacimento formatosi in decine di secoli.

E non solo attraverso le accademie ma, come sovente avviene nella storia, anche, direi quasi soprattutto, attraverso incontri e scontri con popoli aventi diverse origini ed animati da differenti culture.

I primi insediamenti a Parma sono avvenuti ad opera degli Etruschi, dei quali sono emerse testimonianze quali le terremare.

La terramara rinvenuta nel 1864 sotto il centro storico di Parma: a 3 m di profondità, un doppio ordine di pali di legno lunghi tra 2 e 6 m, molto fitti e numerosi.
La terramara rinvenuta nel 1864 sotto il centro storico di Parma: a 3 m di profondità, un doppio ordine di pali di legno lunghi tra 2 e 6 m, molto fitti e numerosi.

Una sorta di villaggi su palafitte che, prevalentemente fungevano da depositi per le merci.

Ad essi succedettero i Boi, un gruppo celtico, che venuto a contatto con i romani venne da questi ultimi sconfitto.

Pertanto nel 193 a.C., i romani fecero di Parma una loro colonia, distribuendo terre a 2000 legionari congedati cui venne riservata particolare attenzione.

Console romano Marco Emilio Lepido
Console romano Marco Emilio Lepido

A questa città venne infatti riconosciuta l’applicazione del diritto romano e non di quello latino come fino ad allora avveniva nei territori colonizzati.

E già da allora si manifesta l’amore dei parmigiani per l’arte.

Infatti, come emerso dagli scavi promossi da Maria Luigia, in tale periodo, imperante Augusto, venne anche realizzato un lussuosissimo teatro, sull’asse di Strada Farini. Fuori delle mura all’altezza di Borgo Salnitrara e Sant’Uldarico. 

Dopo di che, su questo territorio, si succedettero Goti, Bizantini e Longobardi che ne fecero la capitale di un loro ducato, accentrandovi funzioni militari e amministrative.

E poi ancora, a testimonianza dell’interesse rivestito da questo insediamento, troviamo, fra gli altri, popoli, casati e personaggi che hanno fatto la storia del nostro continente:

i Franchi, Federico Barbarossa, i Visconti, gli Sforza, i Farnese, i Borbone, gli Asburgo che lasciarono un profondo segno con Maria Luigia D’Austria.

maria luigia d'Austria
maria luigia d’Austria

Quest’ultima, probabilmente, è la figura che ha apportato il maggior contributo alla crescita culturale di Parma.

Raffinata, educata alla corte degli Asburgo, ha saputo coniugare la capacità di amministrare con una particolare sensibilità per le arti.

Diede infatti una borsa di studio a Verdi e animò il Conservatorio di Parma, frequentato da Toscanini.

Mossa forse da femminile civetteria fece anche riprodurre dal Canova le sue sembianze, in una pregevole scultura realizzata in marmo bianco di Carrara.

Ed anche in architettura ha lasciato il segno: fece riadattare il Teatro Farnese, costruire il teatro Ducale, oggi chiamato teatro Regio, rinnovò il Palazzo Ducale, ampliò il Casino dei Boschi, fece costruire la villa del Ferlaro. Utilizzò il palazzo della Pilotta, allestendo al suo interno una biblioteca, una pinacoteca, diventata poi galleria nazionale di Parma, ed un museo archeologico.

Dobbiamo ammetterlo: il pur lodevole impegno dei parmigiani attuali ha potuto poggiare su solide basi costruite nel tempo, e riveletesi preziose per chiedere ed ottenere di essere riconosciuta quale capitale della cultura 2020.